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La leadership da dietro le quinte: perché è roba da comunicatori

Sulla leadership non c’è mai stato accordo. C’è chi dice che leader si nasce, c’è chi assicura che invece leader si diventa. C’è chi considera la leadership il raggiungimento del massimo successo, chi la vede come una responsabilità, chi come una seccatura. Ognuno ha il proprio stile e, se anche leader si può diventare, di sicuro non si può imparare applicando una ricetta.

Quindi, perché parlare ora di leadership? C’è un aspetto interessante quanto spesso poco considerato. Posso dire una cosa un po’ estrema? Forse più importante per capire la leadership dei leader in sé.

Questo aspetto è il punto di vista del comunicatore. Spesso, infatti, chi fa questo lavoro si trova a comunicare non un brand o un prodotto, bensì una leadership. E quindi, deve avere ben chiaro cosa permette di accrescere – o distruggere, anche questo fa parte del lavoro – la leadership.

In questo articolo vorrei provare a riflettere un po’ sullo scintillante mondo della leadership visto da dietro le quinte.

 

Come il tronco portato dalla corrente

C’è un’immagine, presentata nel celebre trattato di Christian Salmon La politica nell’era dello Storytelling, edito da Fazi, per rappresentare la leadership (in questo caso politica): quella della cerimonia cannibale. In breve, il leader finisce per essere fagocitato dalla sua stessa narrazione. Un’altra immagine interessante è contenuta nell’ormai classico Propaganda di Bernays, ed è quella da cui prende il nome questo paragrafo: la leadership come un tronco che può affiorare, ma anche affondare, a seconda della corrente su cui si regge.

Sono immagini della leadership in forte contrasto con il pensiero diffuso che vede leadership e successo andare insieme inseparabili come due gemelli siamesi. Questo è il motivo per cui, da persona che pure non ha mai avuto particolari doti di leadership, mi fa un po’ sorridere la grande vendita di consigli su “come sviluppare una leadership di successo”.

È tutto molto più relativo di quanto non sembri, visto da qua dietro. Avrà risonanza solo quella leadership che riuscirà a raccontare qualcosa di sé nel modo giusto e nel posto giusto. Ancora una volta, nessuna ricetta da applicare.

Ora, posizionare una leadership è cosa in parte simile al branding, in parte no. Il prodotto può, e dovrebbe, avere una sua dimensione simbolica. Il leader è sì un simbolo di qualcosa – tutte le grandi leadership hanno la propria mitologia – ma è prima di tutto un essere umano: ha un naso, due gambe, la mattina si lava i denti e farebbe bene, ogni tanto, a mangiare i broccoli.

È esattamente dall’unione di questi due aspetti che nasce la leadership.

 

Quando non c’è davvero niente di nuovo sotto il sole: gli archetipi

La nostra mente è piena di immagini, di storie e di fantasie: sono i cosiddetti archetipi. Inconsciamente, sono ciò che dà forma ai nostri pensieri. Tornando alla metafora del fiume, non vediamo la terra scavata, ma solo l’acqua che scorre in superficie seguendo una certa forma. Allo stesso modo, seguiamo il flusso dei nostri pensieri, lungo una pista che ne determina il corso ma che noi non vediamo.

Da queste forme sono nati miti, leggende, favole, e, non da ultimi, leader. Nel celeberrimo discorso del Lincoln Memorial, Martin Luther King riporta in vita l’archetipo della guida profetica, come un Mosè del nostro tempo. Nell’altrettanto celebre discorso di Stanford, Steve Jobs è l’anziano saggio che ripercorre tutto il cerchio della sua vita, istruendo le generazioni che sono ancora all’inizio di tale cerchio. L’elenco potrebbe andare avanti all’infinito.

Succede, infatti, che le particolarità del leader (il suo aspetto, la sua storia, il suo carattere) possano essere composte in un’immagine più grande, legata ad un archetipo. Da qui nasce quel dono che contraddistingue i leader, il carisma (che, in greco, vuol dire per l’appunto “dono”). Ed è soprattutto questo a rendere difficile definire se leader si nasca o si diventi: è vero, alcune persone hanno carisma e alcune no, ma se il carisma è effetto di un legame con un archetipo, esso non dipende solo dal leader. In un altro contesto, dove magari è più diffuso un certo archetipo, una persona apparentemente senza carisma potrebbe dimostrare di possedere una leadership che non sospettava.

Dal canto suo, il compito del comunicatore è far sì che il legame tra la persona del leader e l’archetipo sia sempre saldo e funzionale.

Come?

 

Framing: trasformare le cose con le parole

C’è un’idea che mi affascina della comunicazione. L’idea che l’uomo sia forse l’animale più debole, ma sia anche l’unico a pensare e parlare. Per questo motivo, è l’unico a capire ciò che lo circonda, indicando le cose e dando loro un nome. Quando poi due persone danno due nomi diversi alla stessa cosa, bisogna mettersi d’accordo: allora nasce la comunicazione.

I nomi che usiamo sono le corde che pizzichiamo nel singolare, straordinario strumento che è la nostra mente. La parola framing significa incorniciamento: il modo in cui chiamiamo una cosa determina il valore della cosa stessa. E così, senza zanne né artigli né forza né velocità, abbiamo però le parole. Alcuni pensano che le cose siano più importanti delle parole, e sbagliano: le parole, che siano dette o anche solo pensate, sono l’unico modo che abbiamo per capire le cose

Per fare un esempio concreto, l’aver usato la forma pizzicare le corde fa pensare ad un movimento minuzioso, calcolato, preciso. Se avessi detto, per esprimere lo stesso concetto, che i nomi sono le lenti attraverso cui vediamo la realtà, avrei pizzicato un’altra corda. Se avessi detto che i nomi sono le etichette che imponiamo alle cose, ne avrei pizzicato un’altra.

Il comunicatore che si trova a comunicare una leadership deve conoscere e pizzicare le corde che fanno risuonare l’archetipo incarnato dal leader. Pizzicherà corde dure e decise per un leader autoritario, suonerà note calde ed allegre per un leader empatico, e così via. Corde diverse possono far risuonare altri archetipi, far circolare nuove idee e, tornando alla nostra vecchia metafora del fiume, far cambiare la corrente. E questo porterà, magari, il tronco ad inabissarsi.

Le professioni dello spin doctor, nella politica, o del ghostwriter in qualsiasi ambito si caratterizzano proprio per il dover conoscere la voce del leader a volte meglio del leader stesso: unire la conoscenza e la comprensione della caratteristiche personali del leader, con la dimensione strategica della connessione all’archetipo e del framing della sua comunicazione.

 

Qualche possibile spunto sulla leadership

Con questo non intendo dire che la leadership, sia delle grandi figure della Storia che di leader più “piccoli”, sia tutta artefatta, anzi. Tutto ciò che mi sentirei di dire, volendo trarre qualche riflessione generale sulla leadership, è di tenere presente quale sia la propria storia. In un certo senso, quale sia il proprio archetipo. Penso che, a rifletterci un po’, avremo tutti qualcosa da dire in merito.

Magari non tutti siamo portati ad essere leader, ma tutte le persone che ho conosciuto o di cui ho letto, e che possedevano effettivamente quel carisma, avevano una storia molto particolare da raccontare. Qualcosa, potremmo dire, di speciale proprio perché già visto, alla maniera degli archetipi.

Chiaramente c’è molto altro da tenere in considerazione quando si parla di leadership: il rapporto col gruppo e con l’esterno, per esempio. E tuttavia penso che questo singolo concetto sia la base, sia ciò che dà senso al tutto. Applicare una serie di accorgimenti senza curarsi della storia che si rappresenta è sicuramente meno efficace.

E, cosa che personalmente mi interessa di più, sicuramente uno spreco di belle storie.

Carlo De Nicola, 24 anni. Attualmente scrivo per il blog di JADE Italia. Ho lavorato nella comunicazione in JECatt – Junior Enterprise Cattolica da maggio 2016, dopo una laurea triennale in Lettere Classiche. Sono un grande appassionato di retorica antica, ma anche delle forme più moderne di comunicazione.