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Dal Vodafone Village di Milano agli Huawei R&D Center in Cina

Lo scorso luglio, insieme agli altri ragazzi del team “MIB – Made in Bicocca”, composto da sei studenti di cui quattro, come me, soci di JEMIB – Junior Enterprise Milano Bicocca, ho avuto l’opportunità di partecipare a My Vodafone Hack 2017, un hackathon organizzato da Vodafone e sponsorizzato da Huawei. Questa esperienza stimolante si è conclusa per noi nel migliore dei modi: abbiamo vinto la competizione e, oltre alla grande soddisfazione per aver sviluppato un’app di geolocalizzazione, ognuno di noi si è aggiudicato uno smartphone Huawei P10. Ma non era finita qui. Infatti, qualche mese dopo siamo stati contattati dagli organizzatori dell’hackathon: Huawei si era resa disponibile per ospitarci alcuni giorni presso i suoi headquarters in Cina!

L’itinerario comprendeva la visita ai due Huawei R&D Center di Shanghai e Pechino e il gruppo dei partecipanti a questo tour esclusivo, guidato dallo staff Huawei, era composto da noi sei vincitori del My Vodafone Hack, da due vincitori dell’hackathon “Wired Next Fest 2017” e da giornalisti di diverse testate incaricati di scrivere pezzi relativi al loro speciale viaggio stampa.

Appena atterrati a Shanghai ha avuto inizio una serie di esperienze straordinarie! Per cominciare, abbiamo avuto l’opportunità di salire sul treno più veloce del mondo, il Maglev Train o treno magnetico, che, nella tratta da noi percorsa tocca “solo” 300km/h, ma sappiamo che può arrivare fino a 500 km/h. Lasciate le valigie, non abbiamo avuto modo di goderci subito le nostre lussuose camere al quarantesimo piano del Ritz Carlton, perché ci attendevano pranzo e gita nel centro della città, decisamente dispersiva (fortunatamente c’erano le guide a farci da bussola!). Era un contesto di avanzata tecnologia, che colpiva anche solo guardando un semaforo o i palazzi.

La prima tappa ufficiale è stata il Huawei Flagship Store, in cui abbiamo potuto osservare e provare tutti i dispositivi più nuovi.  La serata è proseguita con la cena in un ristorante molto chic, in cui abbiamo avuto modo di sperimentare una cucina molto diversa dalla nostra, sorprendente per la grande varietà di sapori. A concludere questa giornata, un giro in battello tra gli enormi e luminosi grattacieli della città.

La visita al centro di Ricerca e Sviluppo di Shanghai ha avuto inizio con un tour della struttura, improntato su un testing dei software dei telefoni. Si è proseguito con il testing di una delle due tecnologie su cui tanti produttori puntano nel prossimo futuro: il 5G, la trasmissione di dati che riesce quasi ad annullare la latenza del segnale. La connettività 5G rappresenta il futuro delle reti mobili e in questo Huawei si dimostra all’avanguardia; è stato possibile, infatti, toccare con mano in diversi modi la differenza tra 5G e 4G.

Per cominciare, nella sala adibita al 5G testing, siamo entrati in contatto con un’auto munita di due visori per realtà virtuale e dotata di sedili per immedesimarcisi. La ridotta latenza del 5G faceva sembrare che i movimenti dei sedili dell’auto e la realtà virtuale del visore fossero in sincrono, rendendo tutta l’esperienza più realistica. Un altro test per il 5G molto indicativo della differenza con il 4G consisteva nel controllare con la tecnologia 5G due braccia robotiche che spostavano una scatola avanti e indietro. Con l’opzione “4G incident” potevamo far scendere la potenza del segnale al 4G e vedere la differenza. Passavano al massimo due secondi e la scatola cadeva, a causa dell’aumentata latenza del segnale.

Dopo essere passati per l’enorme mensa dell’edificio, uno dei più estesi del mondo, ci attendeva una serie di conferenze riguardo alle sfide a breve termine di Huawei, lo sviluppo di due tecnologie: 5G e intelligenza artificiale, quest’ultima messa da Huawei in un processore, il Kirin 970. Molto interessante è stato riuscire a parlare, dopo queste conferenze, qualche minuto con James Zou, GM di Huawei Italia, che in maniera informale ci ha indicato la direzione del futuro meno prossimo: ci siamo soffermati sulla possibilità della nascita di un’auto completamente automatica, della tipologia di alcuni treni già esistenti.

La serata si è svolta nella “Vecchia Shanghai”, molto caratteristica, con le sue particolari sale da tè, per proseguire l’indomani allo Shanghai Fake Market, luogo molto curioso, caratterizzato da negozianti che si “offendevano” se l’acquirente non tentava nemmeno di trattare su qualche prezzo: così ci siamo ritrovati in grottesche situazioni di contrattazione per acquistare piccoli oggetti e souvenir. Questa è stata un’altra situazione molto diversa rispetto alla nostra realtà quotidiana.
Altra avventura “impegnativa” è stata prendere la metropolitana, in cui fortunatamente tutte le scritte erano tradotte anche in inglese. Orientandoci tra le 14 linee, siamo riusciti ad arrivare a destinazione; tuttavia, per quanto nella forma e nelle dimensioni potesse sembrare molto simile a una metropolitana occidentale, quella cinese è molto diversa per altri aspetti. Ad esempio, entrando è stato necessario passare al metal detector tutte le borse: processo molto sicuro, ma anche molto lento; nessuno prendeva le scale nonostante le scale mobili fossero piene di persone, addirittura in coda per salirci; la discesa e salita dai vagoni erano molto rapide e caotiche.

La seconda parte del viaggio si è svolta a Pechino, che abbiamo visto solo in maniera rapida, per concentrarci, invece, sulla visita del centro di Ricerca e Sviluppo, in cui si testano i telefoni Honor, e di cui non mi è possibile raccontare nessun dettaglio a causa della firma di un accordo di riservatezza molto stringente. Vedremo a breve le novità sul mercato!

L’elemento più evidente che emerge da un’esperienza di questo tipo è l’enorme differenza culturale tra occidente e oriente: in particolare, ciò che mi è parso più insolito è stato che se noi occidentali siamo abituati ad avere il nostro “spazio personale”, nella loro cultura il contatto diretto è prevalente. Dunque, se non amate il contatto fisico con persone sconosciute vi sconsiglio di andare in Cina! Al contrario, se siete il tipo di persona a cui piace l’innovazione o mettersi in gioco con esperienze nuove e accattivanti, magari partecipando a un hackathon, allora la Cina è il posto per voi.

Questo viaggio è stato straordinario, molto utile, e ci ha permesso non solo di fare network, ma anche di vedere un paese completamente diverso dal nostro e di vivere un’esperienza indimenticabile. E più stupefacente è stato il fatto che sia nata inaspettatamente, dal volersi mettere in gioco partecipando a una challenge stimolante come My Vodafone Hack.

Mi chiamo Federico Amoruso, frequento il secondo anno del corso di laurea magistrale in psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici all’Università degli studi di Milano Bicocca. Sono molto interessato al mondo del Digital, delle risorse umane e delle ricerche di mercato. Insieme a Federico Dionisio, Elisa Negri, Marianne Craman, Elia Maracani e Angelo Nardella, ho vinto My Vodafone Hack lo scorso luglio e un viaggio in Cina lo scorso novembre per visitare gli R&D Huawei Center.