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Trentennale JEME, intervista al fondatore Francesco Sacco

In occasione del trentennale di JEME Bocconi, la prima junior a comparire sul territorio nazionale, abbiamo intervistato Francesco Sacco, tra i fondatori della realtà milanese, nonché tra coloro che hanno importato in Italia il concetto di junior enterprise. Attualmente Francesco Sacco insegna Strategy and Entrepreneurship  presso SDA Bocconi School of Management, oltre ad essere docente di Economia presso l’Università dell’Insubria.

Sono trascorsi trenta anni dalla fondazione di JEME Bocconi. Come si sente ad aver importato in Italia un movimento che ancora oggi continua a crescere?

Mi sento molto orgoglioso, anche perché chi ci ha succeduto è stato più bravo di noi e ha saputo migliorare questa realtà.

Qual è la chiave del successo di questo movimento?

Il mondo delle junior enterprise si basa su una motivazione molto forte. In una junior si ha la possibilità di crescere individualmente e di contribuire alla crescita degli altri. Ci si mette alla prova in modo concreto. Credo che sia il miglior test per conoscere e aumentare il proprio valore.

Come è venuto a conoscenza delle junior enterprise e quando ha pensato di fondarne una?

Ho conosciuto due ragazzi francesi nel corso di un convegno internazionale sul lago di Como e mi hanno parlato delle junior enterprise, una realtà che in Francia esisteva già. Ho visto che, rispetto a noi, avevano qualcosa in più. Guardavano le cose con una prospettiva diversa perché avevano una visione pratica del mondo del lavoro e non solo teorica. I ragazzi francesi ci hanno lanciato una sorta di sfida e noi l’abbiamo accettata. La nostra idea originaria era quella di differenziarci rispetto al resto delle junior ed affiancare alle competenze economiche degli studenti della Bocconi quelle tecniche degli ingegneri del Politecnico di Milano. Abbiamo fatto una riflessione strategica che ci ha portato a collaborare con gli ingegneri per il nostro primo cliente, una società francese, anche se JEME Bocconi non è stata fondata insieme a loro.

A proposito di clienti, ha notato diffidenza nei confronti della neonata realtà?

In Italia abbiamo trovato molta diffidenza nei nostri confronti. C’era scetticismo al pensiero che degli studenti potessero creare valore per le imprese. Era un terreno sicuramente nuovo quello dell’applicazione diretta delle competenze da parte di un gruppo di giovani, ma anche oggi, nonostante il contesto sia cambiato, le cose sotto questo profilo potrebbero ancora migliorare.

Qual è stato il suo percorso all’interno della junior?

Sono stato Presidente, dopodiché ho proseguito il mio percorso affiancando gli altri membri della junior. Durante quel periodo ho imparato una lezione che ritengo molto importante, ossia che non bisogna immedesimarsi nella junior perché così facendo le si trasmettono le proprie debolezze. Proprio come accade con un figlio, bisogna lasciare che segua il suo percorso.

Vede delle differenze tra i junior entrepreneurs di oggi e quelli di allora?

Ritengo che ogni generazione abbia le sue peculiarità. Per quanto riguarda JEME Bocconi, trovo che i ragazzi che oggi fanno parte del team siano molto preparati e motivati e che la junior nel complesso abbia compiuto un bel percorso di crescita fino ad oggi. Inoltre, vedo tra le due generazioni  la continuità della voglia di lavorare per il bene dell’associazione.

Ha qualche consiglio da dare a chi fa parte di questo mondo o vorrebbe farne parte?

Una junior enterprise è una sfida con se stessi da affrontare al meglio delle proprie capacità: consente di crescere, di migliorare e di superare i propri limiti. Tuttavia, non si può essere un buon junior entrepreneur senza essere un ottimo studente. Bisogna centrare tutti gli obiettivi . Lo studio non è una alternativa all’attività della junior, ma entrambe le cose vanno di pari passo. Si applica ciò che si studia. Per fare questo serve grande motivazione.



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Alessio Colella, classe 1994.
Studente di Ingegneria Gestionale e giornalista pubblicista, ho lavorato per JEToP.
Amo raccontare tutto ciò che mi circonda.