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Il cambio di paradigma nel no profit: la riforma del Terzo settore

Il Terzo settore, o no profit, è quella dimensione del contesto economico globale che esula dalle logiche di mercato tradizionali, essendo le attività dei relativi operatori non rivolte alla realizzazione di un profitto. È una realtà poliedrica, fatta di esperienze profondamente differenti fra le stesse, che declinano in varie accezioni l’obiettivo comune di creare un plusvalore sociale di eterogenea natura.

All’interno di questo ambito rientra a pieno titolo JADE Italia: dal 1992 essa persegue il fine di coadiuvare la crescita e lo sviluppo delle Junior Enterprise italiane, espandendo gli orizzonti personali e professionali dei Junior Entrepreneur mediante una pianificazione strategica ad hoc e un network consolidato, composto da partner di prim’ordine nel contesto imprenditoriale italiano. Per giunta, le stesse Junior Enterprise rientrano giocoforza nel microcosmo del no profit: non essendo rivolte alla distribuzione di utili, il valore aggiunto che portano al socio Junior Entrepreneur è la stessa crescita personale e professionale, garantendo già dal periodo di studi universitari la maturazione di un’esperienza determinante per il proprio profilo lavorativo.

La riforma del Terzo settore

Non può che essere di primario interesse per le nostre realtà il cambio di paradigma radicale perpetrato dal legislatore con la riforma del Terzo settore. La legge-delega 6 Giugno 2016, n. 106 ha dato inizio ad una profonda novella della disciplina in ogni suo ambito, che è ancora in fase di completamento sotto vari aspetti. Il fulcro del progetto di riforma è il D.lgs. 3 Luglio 2017, n. 117, il cosiddetto “Codice del Terzo settore”, condensante tutta la disciplina generale comune agli enti e agli operatori del Terzo settore. Nel suo insieme, la novella si contraddistingue per un alto tasso di specificità e precisione nel regolare i vari istituti, raccogliendo e consolidando parte della legislazione speciale precedente, ed al contempo innovando profondamente numerosi aspetti: per alcuni, vi è un radicale cambio di volto, come per le imprese sociali; per altri, è invece intervenuta l’abrogazione, come per le ONLUS.

Cosa cambia per le Junior Enterprise

L’area legale di JADE Italia si è attivata, nei mesi precedenti, per svolgere un approfondito studio della riforma, al fine di analizzare l’impatto della stessa nel proprio contesto di riferimento e poter così coadiuvare le Junior Enterprise italiane in questo cambio di paradigma. I risultati di questa analisi sono stati esposti all’Assemblea dei Presidenti in occasione del JADE Italia May Meeting 2018, uno dei principali eventi del network, quest’anno organizzato da JEst a Padova.

Nella sostanza, è emerso un quadro di riforma ideato per i grandi operatori del no profit a livello nazionale, come si evince, ad esempio, dagli importanti requisiti numerici e di distribuzione sul territorio per potersi costituire come rete associativa, una delle nuove tipologie di Enti del Terzo settore disegnate dalla novella. A vario titolo, inoltre, queste tipologie di Enti sono per la maggior parte non riconducibili alla particolare fattispecie concreta delle Junior Enterprise, per la particolare strettezza di requisiti.

L’adesione alla Riforma è comunque possibile, con tutti gli oneri e i vantaggi che essa comporta, costituendosi come più generico “altro Ente del Terzo settore” o come impresa sociale, sebbene ambedue le categorie presentino congiunture e divergenze dal nostro contesto sotto differenti aspetti. Nei fatti, le attività di JADE Italia e delle Junior Enterprise sono perfettamente riconducibili ad alcune delle “attività di interesse generale” tassativamente elencate nei testi della riforma (i.e. “educazione, istruzione e formazione professionale” e “formazione universitaria e post-universitaria”), il cui esercizio in via esclusiva, principale o stabile e senza finalità di lucro è uno dei principali requisiti richiesti agli Enti del Terzo settore.

Le ipotetiche difficoltà riscontrabili nella costituzione come una di queste due tipologie riguardano, all’atto pratico, la sola sfera degli oneri amministrativi e burocratici più grevi che sono richiesti rispetto all’attuale disciplina, come ad esempio la redazione di scritture contabili complesse o la nomina di uno o più sindaci all’interno dell’organigramma sociale. Vi sono poi dei punti criptici all’interno della Riforma, per i quali sarà possibile comprendere la reale portata delle  relative norme solamente con il consolidamento della prassi giurisprudenziale al momento dell’effettiva efficacia della riforma: ad esempio, manca chiarezza su chi siano e come vadano  correttamente coinvolti gli stakeholder all’interno dei processi decisionali dell’impresa sociale.

L’entrata in vigore

Come appena accennato, sebbene la riforma sia già entrata in vigore, la sua efficacia è momentaneamente differita. Per previsione stessa del Codice, sono infatti necessari ulteriori decreti attuativi del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per la concreta operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, che dovrebbero essere emanati entro un anno dall’entrata in vigore del testo, ovvero ad agosto 2018. Successivamente all’emanazione di questi, sono previsti due termini consecutivi di 180 giorni per consentire alle Regioni e alle Province autonome di adeguare gli uffici periferici del Registro alle disposizioni ministeriali e per predisporre la struttura telematica dello stesso: sarà dunque possibile che, nelle varie Regioni, l’operatività del Registro sia differita. È inoltre necessario un parere positivo alla Riforma da parte della Commissione Europea, in accordo con i Trattati, il quale deve essere richiesto dal Ministro del Lavoro e delle politiche sociali.

Fintantoché non si raggiunga l’operatività del Registro e pervenga il parere della Commissione Europea, le disposizioni finali e transitorie della Riforma differiscono l’efficacia effettiva della stessa, così come l’abrogazione della disciplina previgente, al periodo d’imposta successivo il verificarsi delle predette condizioni. Realisticamente parlando, è difficile ipotizzare una piena operatività del tutto prima dell’anno 2020: un tempo né troppo breve né troppo lungo per adeguare la propria compliance interna e dirimere le perplessità su alcuni punti della Riforma.

In conclusione, il lavoro dell’area legale di JADE Italia in merito alla Riforma del Terzo settore non può ancora dirsi concluso: occorre seguire le vicissitudini di qui innanzi sui vari livelli in divenire, giocando così d’anticipo sulla compliance di una Riforma  che interesserà immediatamente tutto il network.


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Francesco Cartabia, consulente legale del team di JADE Italia.
Studente di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Presidente di JEMIB da aprile 2018.